Giocare con i bambini dai 6 ai 12 mesi


“È nel giocare e soltanto mentre gioca che l’individuo, bambino o adulto, è in grado di essere creativo e di fare uso dell’intera personalità, ed è solo nell’essere creativo che l’individuo scopre il sé […] Sulla base del gioco viene costruita l’intera esistenza dell’uomo come esperienza.” (Donald Winnicott)

Molti credono che il gioco, per i bambini, sia fine a se stesso, un semplice modo di fare passare il tempo, in attesa di diventare adulti. E invece esso è di fondamentale importanza per lo sviluppo fisico e cognitivo dei bambini nonché, come dice Winnicott, per la scoperta del sé dell’individuo adulto.

Ne va da sé che giocare con i nostri bambini è un’esperienza che dona loro numerosi benefici a livello dello sviluppo cognitivo e affettivo ma arricchisce anche noi adulti che, insieme a loro, mettiamo in moto la nostra creatività e la nostra fantasia, le quali ci potranno aiutare anche successivamente poiché il gioco rilassa i nervi e ci rende più sereni e positivi, scaricando le tensioni e sdrammatizzando la sofferenza.

Di fondamentale importanza per i bambini è il fatto che l’attività ludica stimoli le capacità di attenzione e i ragionamenti, strutturi gli schemi percettivi e motori, attivi la memoria nonché le capacità di confronto e di relazione.

La psicoanalista inglese Anne Freud, figlia del più noto Sigmund, ha attribuito al gioco una funzione evolutiva. È attraverso di esso che il bambino sperimenta una sempre maggiore fiducia che lo rende autonomo e in grado di socializzare. Il gioco, inoltre, è un indicatore dello stadio di sviluppo dei bambini.

Io gioco molto con il mio bambino. A volte mi chiedo se non sia davvero anche un mio bisogno, oltre che suo. Fatto sta che con Andrea ci inventiamo di tutto e il tempo trascorso insieme ci rende ogni giorno più ricchi e ci lega sempre di più.

Se avete difficoltà a giocare “insieme” ai vostri figli, la prima cosa che vi consiglio è di svuotare la vostra mente e di provare a ricordarvi bambini. Cosa vi piaceva fare? Cosa desideravate o cosa avreste voluto al posto di ciò che avete avuto?
La maggior parte di voi dirà che amava spazzolare i capelli alle bambole, che adorava posizionare soldatini, che desiderava sempre correre e saltare.
Qualcuno di voi, poi, dirà che i momenti di gioco che ricordano con più e emozione sono… quella volta in cui ha contato i passi che rimanevo per tornare a casa, dopo una passeggiata con papà; o gli schizzi di acqua in viso quando faceva il bagno al mare con la mamma.

Contatto. Comunicazione. Interazione.
Gioco e scambio reciproco. Io dono a te il mio tempo e i miei sentimenti, e sono ricambiato dalla tua percezione di tempo eterno e indefinito e dal tuo profondo amore che è anche dipendenza ma che grazie a questo gioco ti farà sentire sicuro di potere presto avere necessità di provare altre avventure, con altri soggetti o semplicemente in modo solitario e indipendente.

E allora, concediamoci tutti la speciale possibilità che i nostri bambini ci donano. Riprendiamoci il qui e ora, viviamo pienamente i nostri momenti ludici con loro, lasciamoci alle spalle le nostre responsabilità lavorative (ovvero non portiamo i nostri problemi dall’ufficio a casa), rimandiamo faccende di casa quando i nostri piccoli manifestano il bisogno di averci accanto a loro.

Doniamo loro e doniamoci dei ricordi d’amore perché su di essi possano costruire la loro struttura adulta, sentendosi sicuri della base affettiva che abbiamo lasciato. Ne guadagneranno in autostima e in sicurezza. Un bambino che ha accanto a sé un genitore che gli spiega il mondo sconosciuto nel quale si ritrova, fatica meno di un bambino lasciato da solo a cercare di capirlo da solo, quel mondo. E un genitore che gioca con il proprio figlio è di sicuro più sereno di uno che non lo fa, perché i bambini non possono che essere fonte di gioia, di stupore e di creatività.

Voglio lasciarvi qualche esempio pratico di giochi che abbiamo fatto o che facciamo con il mio bambino. Questi, sono relativi alla fascia d’età 6 – 12 mesi:

Cestino dei tesori

Si tratta di un’attività che nasce come esperienza di esplorazione sensoriale. È stata sperimentata da Elinor Goldshmied e interessa i bambini dal 6 mese. Il cestino deve avere circa 35 cm di diametro e deve essere alto tra i 10 e i 12 cm. Il fondo deve essere piatto, non deve avere manici e deve essere abbastanza resistente affinché il bambino vi si possa appoggiare senza che si rovesci.
Va riempito con materiali naturali (legno, tessuto, metallo, ceramica…) che serviranno a sviluppare tutti i sensi. Non si tratta di inserire giocattoli ma oggetti di uso quotidiano. L’unica accortezza è che non abbiano parti che si staccano e che possono essere ingerite.
Lo scopo è quello di stimolare:
– il tatto, attraverso la consistenza, la forma e il peso
l’olfatto, mediante la varietà degli odori
– il gusto, un po’ più limitato come ambito, ma sempre possibile
l’udito, utilizzando oggetti con squilli, tintinnii, scricchiolii ecc.
– la vista, attraverso la forma, i colori, la lunghezza, la lucentezza
– la sensazione del corpo in movimento

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Il nostro cestino, ad esempio, conteneva: pigne, conchiglie, castagne, tappi di sughero, noci, mele o limoni, palle di lana, spazzolino da denti, scatolette foderate di velluto o semplicemente di cartone, sonagli, mollette, cubi di legno, cucchiaio, mazzi di chiavi, anelli da tende in ottone e in legno, specchietti con cornici, campanelli, scatoline sigillate con dentro lenticchie, fagioli o riso che lui agitava scoprendone il suono, borsellini in pelle, bamboline di stoffa, sacchetti di tessuto con dentro lavanda, rosmarino, chiodi di garofano o timo… ovviamente non tutti insieme ma ciclicamente cambiati.

Un piccolo consiglio: fateli esplorare da soli ma di tanto in tanto intervenite descrivendo ciò che hanno in mano. Elencatene i nomi e spiegatene peculiarità e dettagli. Questo, oltre a provocare in loro un senso di benessere perché vi stanno vicino, serve per sviluppare le capacità cognitive e del linguaggio.

Ti svelo il nome…

Volete giocare con i vostri bambini e fare del gioco anche un momento di apprendimento? Bene, giocate a quello che io ho chiamato: “Ti svelo il nome”. È un gioco che potete fare in qualsiasi momento della giornata e durante qualsiasi attività: mentre li allattate o cambiate un pannolino, sdraiati sul tappeto, mentre cucinate…
Si tratta di elencare il nome di tutti gli oggetti che circondano voi e i vostri bambini.
Banale, dite? Non per loro, per i quali tutto è nuovo, tutto da imparare.
Andrea amava questo gioco e ne era così interessato che a volte mi chiedeva di ripetere numerose volte di seguito il nome dello stesso oggetto. Risultato? Quando ha iniziato a parlare ci ha stupiti per la precoce ricchezza del proprio vocabolario personale. Del resto, spesso siamo noi che pensiamo ai nostri figli come “troppo piccoli per…”. Impariamo a dare loro fiducia.

Canto per te

Io credo che la musica e il canto rendano più bella la vita. Non credo esista al mondo una persona che non ami sentire cantare, cantare ella stessa o ascoltare la musica. La stessa natura è musica, e noi ne facciamo parte indissolubilmente.
Provate ad appoggiare la vostra bocca sull’orecchio del vostro bambino e canticchiate un motivetto, a voce bassa.
Piange? Si dimena? Dimostra di non gradire?
Credo proprio che i vostri piccoli, al contrario, sorridano o si blocchino ad ascoltarvi, interessati. Male (o bene) che vada, si addormentano!
Che gioco è questo? Un gioco d’amore. Un momento in cui vi donate e in cui i vostri bambini sviluppano il senso del ritmo e apprendono le prime filastrocche, le prima canzoncine che poi ripeteranno con voi quando sapranno parlare e che probabilmente, alcune di esse, porteranno per sempre nel cuore.

Conto per te

E dopo il canto, il conto! E già, perché mica si può vivere solo di arte! 😉 Così come elencavo ciò che stava attorno ad Andrea, spesso contavo. Non amo i numeri, lo ammetto. Mi limitavo quindi alle dita delle mani o ai palloncini dipinti sulle pareti della sua cameretta. Ho iniziato quando lui aveva circa 8 mesi. Di solito avveniva mentre lo allattavo.
“Questa è una mano” gli dicevo, mostrandogliela. “Una mano è composta da 5 dita” 1, 2, 3, 4, 5.”
“E quelli sono palloncini: 1, 2, 3…15, 16…”
Andrea, a 21 mesi contava fino a 10. A 24, fino a 20. Provare per credere! 😉

Gioco del cucù

Al 9 mese finisce quel periodo che si chiama esogestazione. Il bambino comprende di essere qualcosa di diverso dal corpo della madre, così come ha pensato fino adesso. Ecco, allora, che si presenta quella che si chiama “ansia da separazione” a causa della quale i nostri piccoli possono avere delle vere e proprie crisi per il senso di abbandono che provano anche se noi ci spostiamo solo in un’altra stanza e per pochissimo tempo.
Per aiutarli a superare questa fase possiamo fare con loro il gioco del cucù, che bene o male conosciamo tutti. Si tratta di nascondersi per qualche secondo (anche solo il viso) e riapparire subito dopo. In questo modo non daremo modo al bambino di avvertire la crisi perché il tempo ridotto tra scomparsa e riapparizione farà gradualmente capire al piccolo che la mamma può assentarsi ma poi ritorna sempre lì con lui.

Bagnetto educativo

Questo, per noi, è un must. Finché Andrea era piccolissimo, andava bene un veloce bagnetto in vaschetta. Quando ha iniziato a gattonare, a muoversi, ad essere interessato a tutto, il bagnetto era diventato una tortura! E allora, via vaschetta, direttamente in vasca da bagno piena di pesciolini, barchette e bolle di sapone! Mezz’ora circa di bagnetto… un po’ stancante, in realtà, ma che divertimento! =)
Se poi volete renderlo anche educativo, giocate ad elencare le varie parti del corpo: ne prenderanno coscienza e sapranno di possedere una coscia, un gomito, una rotula, una caviglia… 🙂

Balliamo insieme

E non poteva mancare il ballo. Il ballo che accende i corpi, li scalda, li unisce e a volte li fonde.
Il mio Andrea è stato sempre abbastanza pesantuccio. Ma non mi sono privata di questo momento, finché ho potuto. Adesso che ha 28 mesi e 17 kg, sono felice di non avervi rinunciato. Le mie ernie vertebrali (precedenti alla sua nascita) non me lo concedono più.
Ma i nostri momenti di danza, stretti stretti, face to face, in giro per la casa, sono i momenti che ricorderò con più tenerezza.
E credo che sarà lo stesso per lui perché vedendo qualche video girato dal papà, oggi si commuove guardandolo…
La musica: quella che fa elevare l’anima. Spesso danzavamo sulle note di Mozart o di Chopin, che lui adora.
Ballate con i voatri bambini. Serve al vostro rapporto ma vi serve anche per scaricare le tensioni e per concentrarvi su quel qui e ora di cui avete bisogno per concedere del tempo a loro e a voi stessi.

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