Si può essere dei figli ingrati?


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“I genitori che si aspettano riconoscenza dai figli (e alcuni addirittura la pretendono) sono come quegli usurai che rischiano volentieri il capitale per incassare gli interessi”.
(Franz Kafka)

Chi ha un blog su WordPress, sa che esso dà anche la possibilità di visualizzare alcune parole chiave con le quali si viene indirizzati al nostro sito.

Ora, non so per quale motivo, ma una di queste – che compare molto spesso nella mia lista – è: “lettera a un figlio ingrato”.
Immagino che il motivo per cui il mio blog compaia tra i primi risultati di ricerca su Google search sia perché ho postato anche alcune lettere. Ma non a un figlio ingrato, giuro. Anche perché penso che siano pochi i figli che possono essere giudicati davvero tali. E vi spiego perché la penso così.

Cominciamo col dare la definizione di ingrato, secondo il dizionario: “Che non risponde con la gratitudine al bene ricevuto.”
Ed è in base a questo, che mi chiedo: l’amore di un genitore può mai richiedere gratitudine? L’amore, quello vero, non dovrebbe essere incondizionato?
E poi, ancora: un figlio è davvero ingrato, o noi non sappiamo ammettere gli errori che hanno generato un distacco (lo chiamerei così, piuttosto che ingratitudine)?

Durante l’infanzia, pochi di noi rischiano di essere considerati ingrati poiché qualsiasi giudizio dei nostri genitori è visto come assoluta verità. Per cui, se i genitori ci impongono la loro autorità su tutto, se usano urla, minacce e sculaccioni per punirci, noi prenderemo tutto ciò come il meglio che possano fare per porre fine ai nostri (!) errori.
I bambini hanno bisogno dei genitori e, questi, sono il loro tutto. Anche i loro difetti. Anche le loro carenze.

Ma quegli errori, sono davvero nostri? E, soprattutto, sono davvero tali? Se amo vestirmi sempre di rosa e mia madre urla perché pretende che indossi il verde, dove sta l’errore?
Se sto giocando e chiedo solo un po’ di tempo per finire il mio gioco prima di uscire, come mi chiede mio padre, ma lui è di fretta e mi tira le trecce, chi è che sta sbagliando?

Ognuno di noi è convinto di dare amore nella forma e nei modi che appagano gli altri. Ma non sempre è così, specialmente nel caso dei nostri figli che, crescendo, manifestano le nostre carenze nei loro confronti, addossandoci colpe e accanendosi sui lati del nostro carattere che più li hanno fatti e li fanno soffrire.

D’altro canto, spesso noi siamo così convinti di avere agito sempre bene, in nome di quell’amore che nutriamo verso di loro, che non riusciamo ad accettare il loro punto di vista e ammettere che, forse, qualcosa potremmo ancora cambiarla.
E ri onoscere e confessare i propri limiti è difficilissimo, tanto da arrivare ad addossare tutta la colpa a loro, ritenendoli dei figli ingrati ovvero, come si diceva, che non mostrano gratitudine per il bene ricevuto.

Il problema è che se nostro figlio ci dice che siamo petulanti, avari, maneschi, anaffetivi, intolleranti ecc. e noi rispondiamo che non dovrebbero pensare tutto ciò, dopo quello che abbiamo fatto per loro, peggioriamo solo la situazione perché per loro, non tutto quello che abbiamo fatto o detto li ha resi sereni al punto da non creare tensioni tra di noi e rovinare il nostro rapporto.

La prima cosa da fare, quindi, è valutare, onestamente, se la critica è giustificata. Che è poi la parte più difficile e spesso ha bisogno di uno specialista (psicologo?) che ci aiuti a comprenderlo.
Qundo i nostri figli ci urlano addosso, ci criticano, accusano, colpevolizzano, prima di ritenerli dei figli ingrati forse dovremmo ascoltarli e capire cosa c’è dietro quello che è pur sempre un messaggio di amore e una richiesta di aiuto.

Forse, siamo davvero petulanti, e le nostre chiacchiere e lamentele assillano chi ci sta vicino.
Forse, non siamo abbastanza attenti alle loro necessità.
Forse, non riusciamo a dare loro l’aiuto di cui hanno bisogno.

Quando i nostri figli avanzano una critica, prima di ritenerli pazzi e ingrati, dovremmo soffermarci a pensare che, solo ascoltando il loro messaggio e lavorando anche su noi stessi, potremmo riuscire a recuperarne il rapporto con loro.
Tutto ciò vale ancora di più quando la critica ci è rivolta da più di uno dei nostri figli perché, a quel punto, non prendere in considerazione che qualcosa sia davvero partito da se stessi è distruttivo per noi e per loro.

Di certo, ci vuole tanto lavoro e coraggio, per ammettere i propri difetti e le proprie carenze. Ma, di sicuro, chi lo fa ha capito di avre avuto una possibilità per migliorarsi.

È anche vero che, in alcuni casi, le critiche dei figli siano davvero infondate. Ma, anche lì, reagire sostenendo di avere dei figli ingrati non credo sia la soluzione migliore.
Concentrarsi sul modo in cui esternano il loro malessere e non sul messaggio che mandano, credo sia la partenza sbagliata per capirsi e venirsi incontro.

Quando i nostri figli iniziano ad urlarci contro, invece di farli sentire ingrati potremmo provare a dire loro che siamo pronti ad accogliere le loro critiche. E poi, chiediamo che ci vengano elencati i lati del nostro carattere che loro amano di più, prima di tutto per smorzare la collera e poi per potere lavorare su quelli per recuperare il nostro rapporto.

Quando un figlio urla, accusa, si arrabbia con i propri genitori, non lo fa perché non ama ma perché sa che, anche arrabbiandosi, sono amati. Probabilmente non farebbero la stessa cosa con degli sconosciuti o con persone che reputano poco importanti. Quindi, loro non mettono in dubbio il nostro amore, ci stanno solo facendo capire che qualcosa, in loro, non va. Che sono arrabbiati e che vorrebbero che noi lo capissimo e li aiutassimo.
Criticandoli e accusandoli non facciamo altro che aggiungere altro stress e aumentare le distanze tra di noi.

A volte, del resto, il vero e reale problema dei nostri figli potrebbe essere al di fuori e loro chiedono solo che si comprenda che hanno un disagio e che vogliono essere aiutati. In quel caso, basterebbe loro un semplice: “C’è qualcosa che posso fare, per aiutarti? Io sono qui”.
La nostra comprensione potrebbe aiutarli a confrontarsi con la loro vera fonte di angoscia, risolvendo anche i problemi tra di noi. Se la loro critica continua, del resto, dovremmo tornare a prendere in considerazione eventuali nostre carenze,

La verità è che, quando i nostri figli sono piccoli, noi ci sentiamo onnipotenti. Poi, loro crescono, diventano capaci di giudicare e noi ci troviamo spiazzati. Ci sentiamo meno sicuri delle nostre capacità e le loro critiche risultano come offese, specialmente per coloro che, già per carattere, sono vulnerabili e fragili.
Noi cresciamo e i nostri figli crescono con noi. Accettare il cambiamento e il mutare dei ruoli è la base di partenza. Successivamente, sarebbe bene che, ognuno di noi, riconoscesse i propri limiti e vedesse le critiche dei propri figli come un’occasione per potersi migliorare.

Io credo che non esistano figli ingrati. Esistono rapporti che si sono logorati nel tempo e l’ingratitudine, a volte, è una percezione… un riflesso delle nostre carenze.
È in quel riflesso che dovremmo guardare, per cercare noi stessi e donarci ai nostri figli in un modo che loro apprezzeranno.

Leggi   “Ascoltami” di Romina Cardia,  il libro sulla genitorialità ad alto contatto e sulla disciplina dolce.

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6 Comments

  1. Ma che stronzate dici!!!! Vorrei vedere te al posto di quei genitori che hanno fatto OLTRE quello che potevano per ricevere solo indifferente strafottenza ….ai miei tempi si diceva “Mazz e panell fanno i figli belli!!!!” era una grande verita’ che purtroppo oggi,perche’ siamo “amici ” dei nostri figli e perche’ uno schiaffo educativo e’ considerato violenza,non si puo’ applicare piu’…La verita’ e’ che noi genitori abbiamo perso AUTOREVOLEZZA ecco perche’ non ci rispettano sti ingrati somari dei nostri figli!!!!

  2. Mamma, cosa ti piacerebbe fare, se tu potessi vivere?

    Mettersi in discussione per genitori e figli fondamentale !
    a turno siamo figli di genitori ,ognuno nella propria unicita’ e con un bagaglio di vissuto familiare .
    Sicuramente chi riesce ad accogliere genitori anche per il solo miracoloso fatto di averci generato e lo accoglie nella sua diversità ,potrà dare a se stesso opportunità di crescita e non di rivalsa
    sono d’accordo che i figli vadano lasciati al DESERTO , come da citazione di Massimo Recalcati

    RESPONS-ABILITÀ senza proprietà
    La incombente presenza offrirebbe un modello genitoriale disciplinare
    La continua assenza esporrebbe la vita del figlio al vuoto
    PRESENZA e ASSENZA
    Con la presenza sa garantire la risposta
    Con l’assenza sa consegnare il figlio al deserto
    Sa chiudere gli occhi di fronte a comportamenti anche non leciti, a ciò che è trasgressivo, sa sottrarsi e andare sullo sfondo, dimostrando di saper rinunciare al diritto di proprietà sul figlio ?

    Il dono più prezioso che un genitore può fare al figlio è quello della TESTIMONIANZA:
    può esserci esperienza generatrice nel bene (Massimo Recalcati )

    Comunicare con gli altri significa innanzitutto comunicare con se stessi
    una buona comunicazione interna genera una buona comunicazione esterna maggiore è l’armonia con noi stessi

    ‘“I genitori che si aspettano riconoscenza dai figli (e alcuni addirittura la pretendono) sono come quegli usurai che rischiano volentieri il capitale per incassare gli interessi”.
    (Franz Kafka)

  3. I genitori devono riflettere e ragionare per migliorare il rapporto con i figli in base alle critiche ricevute, ma i figli non devono fare altrettanto???

    1. Ovviamente, Antonella. Ma i figli, avendo una maturità diversa, hanno bisogno di strumenti adatti che solo noi adulti e genitori possiamo fornire loro. E se non riconosciamo di averli e non lavoriamo per ottenerli, non saremo mai in.grado di aiutarli.

      1. Speriamo allora che, a maggiore maturità, i figli guardino indietro e capiscano che qualche volta sono stati “ingrati” a sproposito, speriamo lo facciano prima di non poter rimediare almeno un po’. I genitori dal canto loro, qualche volta è vero che pretendono troppo e considerano i figli debitori ma, spesso e sottolineo spesso, danno davvero tanto senza chiedere, rimangono in silenzio e soffrono per i comportamenti che vedono intorno a loro

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