Della solitudine di una madre


“Quando un vetro si infrange, ti restano solo piccole schegge che ti tagliano le mani.”

Subito dopo il parto, e per molto tempo ancora, è così che mi sono sentita: un vetro rotto. E le schegge che provenivano da me stessa, me le sentivo addosso, non solo nelle mani ma in tutto il corpo.

Sapevo essermi scomposta e di avere bisogno di qualcuno che mi aiutasse a ricomporre i pezzi. Ma, attorno a me, c’era il vuoto.

Io la conosco, la solitudine delle madri. Io so, cosa vuol dire desiderare che si apra la porta e che entri qualcuno a parlare un po’ con te, che ti chieda se hai bisogno di qualcosa, anzi, che nemmeno te lo chieda (perché dovrebbe essere ovvio), e si mette a cucinare un piatto di pasta, mentre ti racconta aneddoti divertenti o barzellette.

Qualcuno che si offra disponibile a badare un po’ ai figli, mentre fai una doccia o vai dal parrucchiere. Qualcuno che, senza parole, ma con la potenza di un gesto, ti dica: “Sono qui per te. Ti voglio bene.”

E invece ho dovuto lottare da sola con me stessa per cercare di rimettere a posto quei pezzi, fino a quando non ho capito che non c’era nulla da rimettere a posto ma che quella ero io, soltanto con qualche pezzetto di me che aveva cambiato forma, posizione e priorità. Solo che nessuno me lo diceva, e quella non accettazione che vedevo negli occhi degli altri, faceva in modo che io stessa non mi accettassi.

E invece, con il tempo ho capito che ero io con i miei capelli spettinati, con le occhiaie più profonde di quelle che ho solitamente, con i vestiti comodi e le scarpe basse, con il trucco spalmato sul viso alla meno peggio, quando proprio non potevo farne a meno.

Ero io con il mio istinto materno di protezione, che mi faceva spesso perdere la percezione del mondo, attorno a me. Ero io quando venivo accusata di essere diventata indifferente a tutto ciò che non riguardasse il mio bambino da quelle stesse persone da cui avrei desiderato un po’ di aiuto.

Ero io nelle mie giornate di coccole, baci, ascolto, amore di una purezza catarchica che mi ha purificata fino a eliminare la tristezza e il senso di colpa per non essere quella che molti avrebbero voluto vedere.

La solitudine delle madri può creare madei, figli e mondi migliori.

Tu, mamma, hai la possibilità di ricostruirti, e puoi farlo anche da sola.

Ci sono solo tre modi, per trattare i pezzi di te che si formano dopo una frantumazione: lasciare che li rimettano a posto gli altri, tentando di incollarli, ostinatamente, nel posto in cui erano prima; non prendertene cura, ignorando la rottura, e quindi non accogliendo la nuova te; oppure riconoscere di essere in frantumi e volerti aiutare, al di là dell’aiuto e della comprensione degli altri.

Certo, il cammino non è semplice e per alcune di noi non è facile percorrerlo da sole. E in questi casi nulla dovrebbe impedirci di cercare supporto e aiuto da parte di professionisti, associazioni o doule.

Perché, anche questo, non è un segno di debolezza. Non si è deboli, se si cerca aiuto. Sì è deboli quando non lo si sa dare.

E tu hai il dovere di cercarlo (per la serenità tua e del tuo bambino) e il diritto di riceverlo, da te stessa soltanto o anche da altri.

Quello che posso dirti, per la mia esperienza, è che passerà, se darai tempo a te stessa. Passerà la sensazione di sentirti inadeguata, fragile, scomposta. Passeranno i giorni in cui ti senti in colpa per tutto, quelli in cui non hai voglia di truccarti, vestirti, fare una doccia, ma solo di sprofondare su un letto con la testa sotto a un cuscino.

Passerà la sensazione di guardarti allo specchio senza riconoscerti più, perché avrai accettato di essere quella donna con i pezzi esplosi da te, cui avrai dato nuovo posto.

E tu sorriderai nuovamente, con una scheggia conficcata nel labbro, che ti renderà ancora più bella.

Perché le madri non sono altro che esplosioni di amore da ricollocare in un mondo in cui l’indifferenza e l’insensibilità la fanno da padroni.

Usare le nostre schegge per ferire chi ci ferisce, non serve a nulla. Lasciamo che i pezzi siano solo i nostri, senza macchiarli del sangue altrui. E lo dico per esperienza: non serve a nulla, se non a cercare invano ricollocazioni diverse e inappropriate.

Care mamme che vi sentite sole, sappiate che non lo siete. Cercatevi e cercateci. Vi troverete e ci troverete.

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3 Comments

  1. Ecco, vi ho cercato . Cerco solo un po’ di comprensione per la gioia ma anche la fatica che si fa a crescere i tuoi figli, fatica che raddoppia se sono due… Fatica che quadrupla se il tuo uomo non coglie le tue difficoltà nel post nascita che generalmente si protraggono almeno fino al compimento del primo anno dei tuoi bambini… Almeno dico. Le notti insonni e sempre e solo tu a doverti alzare, i giorni infiniti e sempre e solo tu a doverti prendere cura di tutto senza avere qualcuno che si prenda cura di te. So che ce la farò perché i miei figli sono la mia ragione di vita ma ciò non toglie che ora, in questo momento, io mi senta terribilmente sola e non capita…. Scusate.

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