“Dell’attivismo femminile nei temi della nascita e della violenza ostetrica”. Lo studio di Monica Garraffa per il Corso di Alta Formazione “Donne, diritti, culture. Percorsi nel tempo e nello spazio”.


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Si è tenuto a Roma, presso l’Università della Sapienza, Facoltà di Lettere e Filosofia, il Corso di Alta Formazione “Donne, diritti, culture. Percorsi nel tempo e nello spazio”.

Il Corso aveva come fine la realizzazione di un iter formativo finalizzato a fornire strumenti, metodi e competenze utili a una comprensione più approfondita delle questioni e delle problematiche inerenti la condizione delle donne e i rapporti di genere nel mondo contemporaneo.

Spaziando dalla storia alla politica, dal diritto alla cultura, si sono analizzate anche questioni all’ordine del giorno nell’attuale agenda legislativa, come la battaglia sul doppio cognome, la discussione sulla maternità surrogata e l’emergenza della violenza sulle donne.

Si è altresì approfondito l’argomento dell’attivismo femminile nei temi della nascita e della violenza ostetrica, grazie anche a un breve lavoro condotto da Monica Garraffa, attivista nella protezione, promozione e sostegno dell’allattamento, nonché membro del MAMI (Movimento Allattamento Materno Italiano).

Il lavoro prende spunto, oltre che dal suo impegno attivista, dall’intervento del 22 marzo 2018 della Professoressa Filippini, nell’ambito dello stesso Corso di Alta Formazione, in merito alla lettura del suo libro Generare, partorire, nascere, in cui si ricostruisce la storia del parto e della nascita in Occidente, dal mondo antico ai nostri giorni.

Monica Garraffa, nel suo intervento, analizza l’importanza dell’attivismo femminile nei temi della nascita, il quale si caratterizza per energia, passione e impegno, e si realizza in varie forme: gruppo di aiuto, advocacy, media advocacy (indirizzata prevalentemente ai mezzi di comunicazione), photo-voice, health literacy, educazione tra pari e lobby.

Al “cerimoniale ospedaliero” che spesso non ascolta e non asseconda i bisogni della donna, gruppi attivisti in tutto il mondo, specialmente negli ultimi 40 anni, si sono ribellati e hanno avviato proposte di cambiamento per ridare dignità al parto e per porre fine alla violenza ostetrica.

Tra i gruppi citati da Monica Garraffa troviamo il movimento di lotta femminista di Ferrara, che nel 1972 pubblica Basta Tacere, una raccolta di testimonianze di donne su parto, aborto, gravidanza e maternità, il cui slogan verrà ripreso 44 anni dopo nella campagna Facebook del 20016 (https://www,facebook.com/bastatacere); il Gruppo femminista sul parto di Roma, che nel 1978 pubblica Riprendiamoci il parto, un manuale fotografico teorico-pratico sulla nascita naturale, traduzione di Birth Book di Raven Lange del 1972, una delle primissime pubblicazioni al mondo sull’argomento, che incontrò molte difficoltà per le fotografie che seguono nel dettaglio le nascite di sette bambini, il Freedom for Birth Rome Action Group, un movimento e un’associazione che, dal 2012, si propone di promuovere la cultura della libera scelta delle donne al momento del parto, del diritto delle donne di disporre del proprio corpo e di autodeterminarsi sul modo e sui luoghi del parto. Questo movimento prende il nome dall’omonimo documentario di Toni Harman e Alex Wakeford, che racconta la storia di donne che hanno scelto come partorire e di come questa scelta abbia ottenuto importante riconoscimento.

Lo studio di Monica Garraffa continua poi citando l’intervento dell’On. Laura Boldrini che, il 25 novembre del 2017, apre l’Aula di Montecitorio unicamente alle donne, per #inquantodonna, evento in cui 33 donne hanno testimoniato sulla violenza nella nascita.

Il lavoro prosegue con la citazione della Legge quadro sulla violenza contro le donne, emanata in Venezuela nel 2017, in cui, per la prima volta, si dà una definizione di violenza ostetrica, riconoscendola e definendola per renderla visibile e per mettere la donna al centro del percorso nascita. Tale volontà è stata poi ripresa anche in Messico, in Argentina e nello Stato di Santa Caterina del Brasile. Questo riconoscimento giuridico-istituzionale è assente in Italia, un paese in cui il tasso dei cesarei, nel 2014, era ancora del 35%, con punte del 60% in Campania, i ben noti tassi di allattamento lontani da quelli suggeriti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, e i pochi Ospedali amici dei bambini secondo le direttive OMS-UNICEF. Ciò comporta che non ci siano i relativi meccanismi di denuncia e difesa.

Ed è in questo contesto che, l’attivismo femminile, assume un ruolo importante, perché è coinvolto nella definizione delle politiche, essendo riconosciuto come legittima parte interessata.

Aprendo dibattiti e proponendo cambiamenti nel sistema sanitario e legislativo, i movimenti, le associazioni e le organizzazioni attiviste possono dare un contributo significativo nei temi della nascita e della violenza ostetrica.

L’intero lavoro di Monica Garraffa è consultabile a questo link: https://www.academia.edu/36837636/Dellattivismo_femminile_nei_temi_della_nascita_e_della_violenza_ostetrica.pdf

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