Genitori ad alto… coraggio!


Quando partorii mio figlio, non sapevo nemmeno cosa fosse, l’alto contatto. Già durante la gravidanza, avevo deciso che lo avrei allattato. Ma non perché sapevo cosa significasse davvero, l’allattamento. Semplicemente perché “sentivo” che era la scelta più giusta.

Mi immaginavo di “sfamarlo” ogni tre ore circa e poi di rimetterlo a dormire nella sua culletta o lasciarlo giocare, mentre io, paga di amore, continuavo a sbrigare le mie faccende.

Mi figuravo libera e felice, provetta guidatrice di un passeggino in cui mio figlio, altrettanto felice, osservava il mondo mentre io mi concentravo sulle vetrine dei negozi della mia città o rispondevo a una delle tante chiamate delle amiche, al cellulare.

Ebbene: nulla di tutto ciò è avvenuto. Perché, sappiatelo tutti, nessuna aspettativa di una futuro genitore corrisponde alla realtà.

Si diventa genitori”sul campo”, tra una poppata e un’altra, centinaia di pannolini cambiati, migliaia di notti in bianco, termometri e medicine, pappette da preparare, bisogni da interpretare e da soddisfare…

Si diventa genitori giorno dopo giorno, ma genitori ad alto contatto lo si è dentro e lo si scopre presto.

Io l’ho capito dopo un mese dal parto, quando ho abbandonato tutti i consigli di chi mi stava attorno e ho lasciato decidere a mio figlio quanto e come allattare, l’ho spostato dalla culletta al lettone, per permettergli di poterlo fare comodamente, e me lo sono praticamente cucito addosso perché quello, era ciò di cui aveva bisogno. E quello, era ciò che mi sentivo di rispondere.

Ammettere di essere un genitore ad alto contatto, nella nostra società, equivale a fare coming out. Molti, vorrebbero quasi vederci riuniti in gruppi di ascolto, seguiti da psicoterapeuti che tentano di risolvere i nostri problemi di disaddatamento e frustrazione.

Perché permettere a un bambino di allattare a richiesta e a termine, scegliendo modi e tempi, sarebbe da folli. Portarli in fascia e non lasciarli su passeggini, sarebbe soffocante, per loro e per noi. Concedergli di dormire nel lettone, una chiara dimostrazione di quanto abbiamo messo da parte il rapporto con il nostro partner, per concentrarci morbosamene su quello con nostro figlio.

Ascoltare le richieste dei nostri bambini e rispondere in maniera dolce, senza l’utilizzo di urla, imposizioni, autoritarismo, sberle e sculacciate, è ritenuto sintomo di debolezza e minerebbe alla loro buona educazione.

Ma forse, la realtà, è una sola, e cioè che per essere genitori ad alto contatto ci vuole molto, davvero molto coraggio. E non tutti ce l’anno. Quel coraggio sta anche nel riconoscere di essere noi stessi figli del distacco, imposto da una società che ci vuole subito adulti per permettere ad altri adulti di svolgere il proprio lavoro con profitto o dedicarsi a hobby e vivere movide in cui i bamini sarebbero solo di ostacolo al sempre sovrano profitto, in nome del quale si è bambini solo quando si devono vendere beni e servizi.

Diverse volte, ho letto di genitori che accusavano madri allattanti bambini oltre l’anno, di essere delle pervertite e di crescere dei figli con futuri disturbi della sessualità o cose simili. Ho letto commenti da brividi che alludevano al sottile nostro piacere di prolungare l’allattamento esclusivamente per un desiderio di controllo e per un bisogno inespresso di possessione.

L’alto contatto è, prima di tutto, un’esigenza del bambino. Compresa, accettata e assecondata o meno dal genitore. È una danza dove c’è qualcuno che invita e l’altro che accetta di ballare.

Ed è una danza continua, dolcissima ma a tratti sfiancante. Così massacrante che molti genitori, in alcuni momenti, vorrebbero abbandonare. Perché rimanere vicino ai propri figli per tutto il tempo del riposo (notte e riposini vari), senza potersi staccare talvolta nemmeno per andare al bagno e tornare, non è proprio simpatico.

Dormire (o provare a farlo…) d’inverno, con 5 gradi (più o meno…) e con i seni scoperti per dare la possibilità ai figli di potere allattare ogni volta che lo richiedano (e spesso, queste sono così numerose da perdere il conto!), è da premio nobel alla Pazienza!

Seguire i bisogni di contatto dei nostri figli, rispondere alle loro esigenze sapendole interpretare, mettendo sempre in primo piano loro e modificando la lista delle nostre esigenze, è un duro lavoro che richiede spesso una fatica non indifferente.

Ma noi genitori ad alto contatto, non siamo masochisti. È vero che, a volte, ci facciamo molto male, consapevolmente. Perchè la rinuncia è, in se stessa, la mancata soddisfazione di un proprio bisogno, come il sonno, la doccia, la cacca… e lo so, non ho filtri, ma tant’è!

E il coraggio di continuare non ci viene dal provare un sottile piacere di autodistruzione, bensì dalla profonda convinzione di volere assecondare le richieste dei nostri figli e dalla consapevolezza che i momenti di svilimento sono molto, molto meno di quelli in cui, per vari motivi, confermiamo la nostra scelta (leggi QUI i benefici dell’alto contatto).

Qualche giorno fa, giocavo con mio figlio, simulando una chiamata al cellulare da parte di uno dei suoi personaggi Disney preferiti. Vicino a noi, c’era una mia parente, la quale non ha saputo trattenersi dal commentare che io avrei bisogno di una vacanza, per “staccare e staccarmi da mio figlio”.

Io le ho risposto che questa, è la mia vacanza. È questo, il viaggio più bello ed entusiasmante che sto facendo. E che ho un perfetto compagno che non mi delude mai: mio figlio.

Io non mi stacco, e non distacco. Sono talvolta esausta, ma felice che mio figlio possa trovare risposte ai suoi bisogni.

Perché ogni bambino, ha delle richieste. Non sono tutte uguali, e sta a noi genitori capire e scegliere come rispondere.

E l’alto contatto, è una scelta coraggiosa di fronte alla quale vi si dovrebbe mostrare solo rispetto, senza alcuna critica o consiglio fuori luogo.

Perché, non dimenticatelo, l’amore e la vicinanza affettiva seminano solo del bene e impiantano radici di pace. Rimanere a lungo bambini, prima di diventare adulti, non fa male. Chi ci ha fatto del male (e ce ne continua a fare ancora) è chi ci ha fatto credere che ciò sia vero.

Leggi   “Ascoltami” di Romina Cardia,  il libro sulla genitorialità ad alto contatto e sulla disciplina dolce.

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