Come spiegare ai bambini la morte di un nonno


Mio figlio ha 4 anni. Nel giro di 7 mesi ha perso entrambi i nonni paterni.Un incubo durato un anno, durante il quale abbiamo dovuto combattere con la gestione di una realtà difficile (entrambi erano molto malati) e il dovere di “camuffare”, alleggerire, nascondere, sorridere, per non gravare troppo sul bambino.

Per primo è andato via il nonno, e lo ha fatto senza salutarlo. O almeno, è mio figlio che ha percepito questo. Mio suocero ha vissuto gli ultimi suoi giorni tra urla di dolore che ci hanno portati a dovere decidere di allontanare il bambino per sottrarlo alla visione di questo martirio.

Talvolta riuscivamo a fare incontrare nonno e nipote per qualche minuto, e forse bastava per consolare il piccolo. Il nonno era lì. E forse, domani avrebbe giocato ancora con lui, avrebbe riso, scherzato, corso con lui come un tempo.

E invece, il nonno se n’è andato in un mattino di gennaio, senza nemmeno dirgli: “ciao”.

Spiegare la morte a un bambino non è facile. Qualcuno dice che dovremmo parlare sinceramente e raccontare di questo aspetto naturale che fa parte della vita stessa, ma quando si tratta di tuo figlio, e ci stai dentro, è difficile.

Ovviamente, ognuno conosce la sensibilità e il carattere dei propri bambini per cui, spesso, la scelta della spiegazione da dare è soggettiva. Non sempre riusciamo a centrare il colpo, ma di sicuro è molto più produttivo ascoltare se stessi che i consigli degli altri, a meno che non siano dei professionisti, come ad esempio gli psicologi dell’infanzia.

Quando hai il tuo bambino davanti e devi dare una spiegazione così importante, ti lasci guidare dall’istinto. È vero che, in caso di malattia, hai spesso il tempo di ragionare sulle cose da dire. Ma, credetemi, di cose se ne pensano mille e, in un piccolo lasso di tempo, se ne sceglie una sola, che spesso è la somma di tutte le altre cose pensate.

Noi abbiamo deciso di dire a nostro figlio che il corpo del nonno era ormai guasto e che per stare bene, senza più prendere “fermenti lattici” (diceva al nonno di prendere quelli, per stare bene, perché quando lui ha male al pancino, lo aiutano…), è andato in un posto lontano dove vi è un laghetto con dell’acqua magica. Qui, lui fa spesso dei bagni che lo ristorano e lo rendono forte. In questo posto, i cellulari non prendono (per non correre il rischio che voglia chiamarlo al telefono…) e lui ci starà per sempre.

Gli abbiamo spiegato che quando si ama una persona, bisogna volere il suo bene. E se il nonno ha recuperato lì la sua salute, è bene che ci stia. Abbiamo anche parlato al bambino del valore del ricordo, dicendogli che le persone che amiamo davvero rimangono per sempre nel nostro cuore e non se ne andranno mai.

Tutto ciò, con una precisazione: i nonni sono più grandi dei papà e delle mamme, per cui il loro corpo si guasta di più e più facilmente, rispetto al nostro. Questa, era dovuta per non rischiare di creare associazioni strane nella sua piccola mente, come quella che anche noi genitori potevamo andarcene così, da un giorno all’altro, a causa di un raffreddore.
Per rimediare al “mancato saluto”, abbiamo poi fatto recapitare al bambino una lettera da parte del nonno, con tanto di foto – montaggio che attesta la sua presenza nei pressi di un laghetto magico. La lettera ripete per sommi capi ciò che abbiamo detto noi, con qualche aggiunta.

Mio figlio, dopo la morte del nonno, ha manifestato un’euforia insolita e una cattiva gestione dei “no” non propria del suo carattere. Solo dopo questa lettera, la situazione è migliorata, e non ha mai mostrato particolare insofferenza ma accettazione della nuova condizione e dell’assenza.

Con la nonna, eravamo già un po’ più preparati. Di lei ha vissuto maggiormente la malattia. Gli ultimi mesi abbiamo convissuto tutti, nella casa di villeggiatura. Ha visto la nonna stare male, ha vissuto il nervosismo, lo sfinimento, la sofferenza di tutti noi, seppure abbiamo fatto di tutto per tutelarlo. Purtroppo non abbiamo potuto evitarglielo del tutto, per svariati motivi che non sto qui a spiegare.

Qualche giorno prima che lei morisse, lo abbiamo peparato. Abbiamo ragionato sul fatto che la nonna stesse sempre più male (è inutile negare, quando ne sono così coinvolti) e poi abbiamo chiesto a lui: “non sarebbe meglio se andasse a fare un bagno con il nonno, nell’acqua magica?”.

Lui ha subito acconsentito, entusiasta. E ciò è stata la dimostrazione di come il messaggio che avevamo voluto dare, ovvero che se amiamo qualcuno, desideriamo il suo bene, è arrivato. O forse, chissà, era stanco e triste anche lui di vederla spegnersi poco alla volta…

Qualche sera dopo, la nonna è entrata in coma. Questa volta, gliel’abbiamo fatta salutare. “La nonna dorme, ma salutala, perché ti sente. Presto andrà dal nonno a nuotare, e starà meglio”.

Il mattino dopo, la nonna si trovava già nel lago dei miracoli, insieme al nonno. E solo qualche giorno dopo, per i suoi 4 anni, da lì è arrivata una lettera, questa volta firmata da entrambi i nonni, immortalati insieme nei pressi di quell’acqua magica. Insieme alla lettera, un dono tutto per lui, il più desiderato del momento.

Mio figlio si è commosso. Non per il gioco, ma perché i nonni lo avevano pensato, non si erano dimenticati di lui, come lui di loro.Di tanto in tanto, chiede di rileggere le loro lettere. È un bambino sereno, e una mamma sa, se il proprio figlio lo è o meno.

Io vi ho solo raccontato la mia esperienza. Siete voi, a dovere trovare la chiave. Ascoltateli, osservateli, e troverete il modo adatto per rendere il dolore più sopportabile.

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2 Comments

  1. Ti ringrazio,ti ringrazio dal profondo del cuore per questo racconto..
    Anche noi abbiamo detto al nostro bimbo di 4 anni che la bis nonna è partita per un lungo viaggio con un aereo speciale e che sarebbe andata in un posto dove sarebbe stata meglio..per ora questa spiegazione gli è bastata e viviamo il suo ricordo con i racconti che ci faceva ma soprattutto con una favola che si era inventata lei per farlo dormire e che spesso mi richiede la sera..ringrazio ogni giorni del tempo che ci è stato concesso per viverla così appieno..
    Un abbraccio..Valeria

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