“La colpa è tua” – Le accuse dei padri a basso contatto


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L’alto contatto è una scelta difficile. Lo è soprattutto se il tuo partner non è naturalmente portato o pronto, anzi, si manifesta un genitore a bassissimo contatto. Che non vuole dire essere un cattivo genitore, ma semplicemente di avere accanto una persona che è quasi sempre in disaccordo con te e se ti lascia fare è solo perché sa che hai la totale “gestione” del pargolo, causa la sua assenza “forzata” per scopi lavorativi e quella “scelta” dovuta alla sua concezione dell’essere compagno e genitore.

E così, un tipo di maternage ad alto contatto diventa il capro espiatorio di tutto quello che riguarda il bambino:
– ha perso peso? Il tuo latte non ha più sostanza, qualora lo stessi allattando al seno.
– Ha preso troppo peso? Certo, sta sempre attaccato a te come una cozza e ciuccia latte a go – go!
– Non mostra interesse a stare con altri, adulti o bambini? Il vostro rapporto sta rasentando la morbosità.
– È troppo indipendente e vivace? È perché cerca di staccarsi da te, che lo vuoi appiccicato per un tuo bisogno inappagato probabilmente nella tua infanzia.
– Ha continui risvegli, la notte? Smetti di allattarlo a richiesta, dagli un bel biberon di latte in formula e magari lascialo dormire nella sua stanza: lo farà di sicuro! -.-
– Dorme e non fa le poppate che dovrebbe? Dagli l’aggiunta, il tuo latte non può bastargli.
– Mangia sempre le stesse cose? È colpa tua, lo dovresti forzare (magari legandogli mani e gambe alla sedia, aggiungerei).
– Mangia poco? Leggi la risposta sopra.
– Mangia troppo? Arileggi sopra, ma stavolta forzalo a non mangiare!
– Tuo figlio piange? Per te esprime un bisogno, per il padre è un capriccio. E tu non sei una madre abbastanza “punitiva”.
– Tuo figlio manifesta, periodicamente e in coincidenza di particolari fasi della sua vita, un maggiore attaccamento a te? Tu lo assecondi e ti “doni” a lui, tuo marito sentenzia, esprimendo il dubbio e la paura che non diventerà mai autonomo e indipendente “come gli altri bambini”, mai!

E mentre tu passi le tue giornate a tentare di capire ogni loro bisogno, a porti in ascolto, a parlare con loro cercando di non imporre e rimproverare (ovviamente non dico che ci riusciamo sempre…), a limitare l’utilizzo della tecnologia… il padre a basso contatto e con un’educazione da “maschio/lavoratore/”portatore benedetto di pane, in casa”, torna la sera, si siede sul divano e, guardando la tv o sbirciando il suo smartphone, ogni tanto posa i suoi occhi sui bambini e critica atteggiamenti, i loro e quelli di chi li avrebbe “causati”, ovvero i tuoi.
E, citando Rossella O’Hara in Via con vento, a te si “aggrovigliano le budella” al pensiero di tutto il lavoro che hai fatto durante la giornata e che non solo non viene riconosciuto ma spesso è criticato e a volte anche mandato all’aria, con alcuni gesti e atteggiamenti.

Purtroppo a volte non servono libri, spiegazioni, esempi. Dentro un genitore a basso contatto c’è tutta l’esperienza di un’infanzia passata durante la quale i bisogni erano considerati vizi e capricci e il contatto nascondeva la paura di crescere figli non sicuri e non indipendenti.
Insomma, è un po’ la storia di tutti i quarantenni di oggi, sia uomini che donne. La differenza tra chi sente di volere crescere i propri figli ad alto contatto e chi non lo sente o non ci riesce credo sia nella capacità di ricordare ciò che abbiamo provato noi da bambini vivendo situazioni e atteggiamenti dei nostri genitori, farci delle domande e darci delle risposte sincere, senza giustificare la carenza di contatto per assolvere i nostri genitori. Riconoscerlo non vuol dire, infatti, smettere di amarli, ma continuare a farlo ammettendo che gesti e parole sono l’eredità lasciata a loro volta dai nonni e poi dai bisnonni e ancora dai trisavoli…
Un’eredità, appunto. Qualcosa che lasceremo e che doneranno a loro volta ai loro figli, permettendo di crescere quei bambini che saranno uomini e donne del nostro domani.

Molti studi, infatti, dimostrano quanto una base sicura e l’alto contatto siano importanti per il sereno sviluppo del bambino. Ho avuto modo di parlarne anche su questo blog e potrete leggere qualche informazione qui.

E allora, viva i mariti e padri ad alto contatto! Viva coloro che supportano, condividono, portano in fascia, cullano, coccolano, consolano, rispondono.
E viva anche ai mariti e padri a basso contatto che hanno l’intelligenza adatta per capire che una madre che risponde, sta vicino e si dona ai propri bambini non è mai una madre sbagliata. È solo una madre che ha scelto l’alto contatto perché, prima ancora di lei, lo aveva fatto suo figlio e i bambini non sbagliano mai perché non fanno capricci, non hanno vizi ma solamente bisogni.

Leggi   “Ascoltami” di Romina Cardia,  il libro sulla genitorialità ad alto contatto e sulla disciplina dolce.

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