L’ultimo ballo (lettera a una madre)


image

Ci sono addii lunghi, che cominciano in giorni insospettabili di dolore e che si trascinano per anni.
Addii che portano con sè pezzetti di vita, come se questa fosse snocciolata poco alla volta, lentamente: ingerita, digerita e assimilata, senza essere gustata.

Ci sono silenzi assordanti e parole pungenti, pensieri rubati chissà quando e chissà dove, a chissà quale diavolo di passaggio in questi giorni in cui a una madre vengono mutati anche gli occhi e nemmeno lo sguardo è più lo stesso.

Ci sono bellezze che, al contrario, non mutano mai. E le parole scivolano su visi rugosi di madre che nascondono ricordi di latte e di abbracci.

“Lasciati guardare/ lasciati guardare/ sei così bella che non riesco più a parlare (…)”

Lasciati guardare, mamma. Lascia scivolare le parole e i pensieri. Fissa i miei occhi e perditi nella mia infanzia e nella tua giovinezza, in quel tempo lontano dai mostri nella tua mente che oggi ci allontanano giorno dopo giorno e che ti portano sempre un po’ più via.

“Di fronte a quei tuoi occhi/ così dolci e così severi/ perfino il tempo si è fermato a ieri (…)”

È in questi tuoi occhi che vorrei ritrovare qualcosa di noi. È in questo tuo viso più volte osservato e sempre amato che cerco il sorriso di un tempo, la donna che eri e la bambina che sono stata.
È in questo sguardo che cerco immagini riflesse di un tempo passato, fotogrammi ingialliti da commentare insieme, davanti a una tazza di caffè caldo, come quello che piace a noi. Ma io cerco, scavo, non vedo e allora racconto. E tu a quel racconto non rispondi, come se non ti appartenesse più.

“Parlami di te, di quello che facevi/ se era proprio questa la vita che volevi (…)”

Parlami ancora di te, mamma. Parlami dei tuoi infiniti giorni di speranza e cerchiamo insieme, scaviamo nei ricordi per trovare una scintilla, una fiamma che riporti luce a questo tuo sguardo e ad un sorriso che è ormai una cicatrice sulle labbra e non più un ricamo.
Parlami senza accuse e senza rancore, non farmi più sentire colpevole per la tua malattia e per il tuo senso di solitudine. Non trasformare ancora abbracci in camicie di forza, strette di mano in catene, gesti affettuosi in ipocrisia.
Io lo so che questa non era la vita che volevi. Ma tu, mamma, sei stata sempre la madre che volevo.

“Dai mamma dai, questa sera fuggiamo via/ è tanto che non stiamo insieme e non è certo colpa tua (…)”

Dillo a quel mostro nel tuo cervello, mamma. Di’ che per una sera fuggi via con me e ritorni nel mondo che ancora ti appartiene. Digli che ce l’ho con lui, quelle volte in cui perdo la pazienza, e non con la madre che ormai ha preso in ostaggio.
Digli che andremo a ballare e a cantare sotto le stelle, come facevamo quando ero bambina. Che cammineremo mano per la mano, incrociando pensieri leggeri e colorati, lontani dalla pesantezza e dal grigiore di questa tua età.
Fuggiamo via per una sera soltanto, prima che mi allontani nuovamente da te. Perché ogni volta che riparto è come perderti un po’ di più e temere di perderti per sempre.

“Ma io ti sento sempre accanto, anche quando non ci sono…”

Ma se quel mostro ti impedirà di ritornare, anche solo per una sera, tu sarai comunque per sempre una presenza costante, mamma, perché lo sei dentro me. Perché lui non riuscirà mai a cancellare ricordi, a modificare parole, ad alterare gesti di una vita intera.

“E vorrei, vorrei saperti più felice/ e vorrei, vorrei dirti molte più cose…”

Quella vita ci è appartenuta: faticosa e a tratti dolorosa, ma forte e piena di dignità e di quella positività che ci ha aiutate ad andare avanti. E avresti meritato, mamma, almeno una vecchiaia serena. Avresti il diritto sacrosanto di mantenere quella forza che hai sempre avuto, quella lucidità stupefacente, quella fede spiazzante, quella speranza disarmante, quell’ottimismo contagioso. E invece no. Al mostro tutto ciò non piace. Lui preferisce la tristezza, l’apatia, la presunzione, la prepotenza, l’egoismo, il pessimismo.

“Portami a ballare, portami a ballare uno di quei balli antichi/ che nessuno sa fare, che nessuno sa fare più.”

Portami a ballare, mamma. Una danza di sorrisi e parole d’amore. Un’ultima danza, prima di non ritrovarti più.

Portami a ballare – Luca Barbarossa (VIDEO)

Leggi   “Ascoltami” di Romina Cardia,  il libro sulla genitorialità ad alto contatto e sulla disciplina dolce.

Seguimi anche su Facebook: Amore di mamma, tesoro di donna

Vai alla Pagina “Pubblicazioni e Risorse” per conoscere i miei scritti.

Articoli correlati:

Una madre: quante donne in una sola donna?

Lettera di una madre al figlio : ” Figlio mio, ecco perché ho scelto l’alto contatto.”

https://rominacardia.wordpress.com/2014/05/08/cara-mamma-adesso-che-sono-madre-anchio/

Riprendiamoci lacmagia del vivere (e del ricordare)
Romina E. Cardia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...