Fazioni di latte, di letto e di abbracci


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Io non amo la diatriba tra genitori ad alto contatto e genitori a basso contatto. In realtà, non amo proprio le fazioni, le coalizioni tra individui che sostengono una pratica o una teoria contro quelli che ne supportano altre diverse, spesso sfocianti in dibattiti dai toni poco sereni, accusatori e talvolta violenti.

Ho sempre pensato che il dialogo e lo scambio di esperienze e opinioni sia il modo migliore per allargare le proprie vedute e avere la grandissima opportunità di cambiare anche i propri punti di vista e le proprie opinioni.

Sono una forte sostenitrice dell’alto contatto e dell’allattamento al seno a richiesta e a termine. Chi ha già letto il mio blog, sa che è così. Tuttavia, non mi sento di giudicare e di attaccare chi ha fatto scelte diverse. Ogni scelta, consapevole e informata, avrà avuto le sue ragioni d’essere.

Per consapevoli e informati, intendo quei genitori che si sono documentati su danni e benefici dei vari metodi di maternage, dei diversi modi di alimentazione e nutrizione, delle numerose possibilità educative.
Si sono documentati e poi hanno scelto per i loro figli e per se stessi, perché anche dalla nostra serenità dipende quella dei nostri bambini.

Ho conosciuto madri stremate dall’allattamento al seno che rischiavano di rovinare il rapporto con il proprio bambino a causa dello stress a cui erano sottoposte, ritrovare il proprio equilibrio smettendo di allattare al seno. Laddove non vi è stato supporto psicologico di alcun tipo, la rinuncia è stata l’unica soluzione prima di varcare la soglia dell’esaurimento nervoso.
Possiamo attaccare chi vogliamo, giudicare, additare, ma la realtà è una: c’era una madre, sola, senza supporto e senza aiuto, che viveva male l’allattamento al seno e che iniziava a rifiutare il figlio. Ha scelto la strada più semplice forse (per molti), ma non per questo meno dolorosa. E l’ha scelta per amore di suo figlio.
Ne ho conosciute altre che avevano già deciso di dare il biberon ai loro piccoli e al momento della nascita si sono lasciate guidare sulla strada dell’allattamento al seno, scoprendo poi che era l’unica che avrebbero voluto e potuto percorrere.
Ogni storia ha la sua storia, e prima di giudicare bisogna conoscerla davvero bene. Questo vale per l’allattamento così come per ogni altra cosa.

Io ho le mie convinzioni in materia di maternage e le porto avanti con convinzione. Senza però offendere e giudicare chi non ha fatto le mie stesse scelte e comprendendo che dietro di esse ci sono numerose motivazioni. Alcune di queste derivano semplicemente dalla scarsa informazione e da consigli errati dati da amici, parenti e spesso anche operatori sanitari.
Quando comprendo che un genitore è semplicemente confuso e poco informato, so che posso solo esplicitare le mie conoscenze, parlare con loro di allattamento al seno, alto contatto, attaccamento, babywearing e così via, portando come esempio la mia esperienza e gli effetti di tutto ciò su mio figlio, ovvero un riscontro concreto alla teoria dell’attaccamento.

Il mio compito si ferma lì, all’informazione. Il resto devono farlo loro. Nessuno mi dice che, nonostante l’informazione, quei genitori a cui sto parlando ritengono che le scelte che io ho fatto non vadano bene per loro e per i loro figli.
A meno che non vi siano casi di maltrattamento e incuria di bambini, non metto in croce chi dà biberon e ciucci ai propri figli, li lascia dormire nelle loro stanze e pratica un tipo di maternage a basso contatto.
Resto sempre convinta del fatto che il seno e il calore della mamma, la vicinanza al corpo dei genitori, l’ascolto e la soddisfazione dei bisogni dei bambini siano ciò che di meglio possiamo loro dare, ma non mi accanisco contro chi non segue ciò che ho io ho scelto per mio figlio, con i propri figli.

Sogno un mondo in cui tutti i bambini possano allattare al seno e possano godere del calore e delle carezze dei loro genitori. Ma so che il mio sogno non si avvererà passando il mio tempo criticando e additando. Probabilmente, sto già facendo qualcosa mostrandomi e raccontandomi. Tra 10 mamme, una sarà attratta dal rapporto tra me e mio figlio e lo desidererà per lei e il suo bambino. E io credo sempre di più che l’esempio sia la migliore e forse l’unica strada possibile,

D’altra parte, però, mi trovo spesso ad ascoltare discussioni o leggere commenti nei vari gruppi o forum on line in cui genitori ad alto e basso contatto creano delle fazioni e si accaniscono tra di loro, spesso insultandosi e mandandosi al diavolo.

Ho spesso colto sguardi di disapprovazione alle mie scelte di continuare ad allattare mio figlio (quasi treenne) a termine (ovvero fino a quando lui deciderà che vorrà staccarsi), di lasciarlo dormire nel lettone fino a quando non chiederà di dormire in camera sua, di cercare di impostare una relazione empatica volta al riconoscimento dei suoi bisogni e del loro soddisfacimento, di supportare un’educazione in cui noi genitori “educatori” rappresentiamo un mezzo per aiutare nostro figlio a esternare le sue caratteristiche con serenità, ovviamene intervenendo in ogni comportamento che possa nuocergli o nuocere agli altri.

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Ho ascoltato i consigli di molti e poi ho sempre fatto a modo mio. Ma non ho mai acceso discussioni ritenendo a mia volta sbagliate le scelte di altri genitori. Nè mi sono mai ritenuta possessore di superpoteri perché allatto al seno, da 3 anni, il mio bambino o perché me lo sono praticamente cucita addosso per 16 mesi, ovvero fino a quando lui non ha cominciato a camminare bene e si è lanciato alla scoperta del mondo.

Mi sono irritata quando ho dovuto ripetere numerose volte, per mesi e mesi, ciò che ritenevo giusto per mio figlio e volevo che chi mi sta più vicino, seguisse. Sono passata per quella permalosa, per la “fanatica dell’alto contatto” che non accetta consigli altrui. Ma in questo caso c’era in ballo il mio lavoro fatto fino a quel momento e ho dovuto difendere me e mio figlio.
Nessuna madre deve avere bisogno di difendersi, ecco perché non attacco e non voglio essere attaccata.

Perché io ho scelto l’alto contatto. Anzi, lui ha scelto me, poiché prima di diventare madre non sapevo nemmeno cosa fosse: ho semplicemente seguito la mia natura e i bisogni di mio figlio.
Solo, non sapevo che a volte mi sarei potuta sentire “estranea”, incompresa, additata, giudicata.

L’alto contatto, diciamocelo pure, è una scelta molto forte. Lo è perché a volte è stremante, perché spesso, fino a una certa età dei nostri figli, rinunciamo un po’ a noi stesse. Che non vuol dire essere depresse, labili, psicologicamente deboli, represse, presuntuosamente superiori, come spesso ci definiscono. Significa donarci. Donare gran parte del nostro tempo alla cura dei nostri bambini, fino a quando essi avranno questo bisogno di contatto.

Come dicevo in precedenza, pur essendo convinta della mia scelta, non giudico quelle degli altri. Tuttavia, c’è una categoria che mi fa bollire il sangue: quella dei genitori a falso alto contatto.

I genitori a falso alto contatto sono quelli che si iscrivono ai vari gruppi di alto contatto su Facebook o sui forum e poi postano commenti inadeguati che rivelano la loro ignoranza in materia. Ignoranza nel senso proprio di “ignorare” un argomento, non conoscerlo. Ma il problema non è questo: molti si iscrivono ai gruppi pur non conoscendo il tema, anzi, proprio perché vorrebbero capirne di più. Poi, scelgono di seguirlo o di uscire, silenziosamente.
Io, invece, mi riferisco ai genitori che lasciano dormire bambini urlanti nelle loro camere e criticano chi ha scelto di portare i propri figli nel lettone.
A quelli che si scandalizzano se vedono foto di mamme che allattano il proprio bambino e soprattutto del fatto che lo si faccia “a richiesta”, ovvero quando il proprio figlio lo richieda, a qualsiasi ora e in qualsiasi luogo, esaltando e invocando, poi, Santo Biberon di Latte Artificiale!
A quelli che lasciano i figli ai nonni, quando hanno pochissimi mesi, per fare una vacanza rigenerante e riprendersi dalla fatica della gravidanza, del parto e delle notti in bianco.

Ecco, ognuno sia libero di fare le proprie scelte, ma le faccia consapevolmente. Perché tutti gli esempi citati non hanno nulla a che vedere con l’alto contatto, al di là dei motivi per cui certe scelte vengano fatte. Questo sia ben chiaro.
È come se io mi iscrivessi al gruppo “Amo la pasta col pomodoro” e poi passassi tutto il mio tempo a scrivere post sui danni del glutine sull’organismo e sull’acidità del pomodoro.

Fuori da gruppi e dai forum on line, ascolto qualsiasi esperienza e consiglio. Alcune volte ho anche temuto di sbagliare, per alcune mie scelte, ma questa è la conferma del fatto che ascolto, rifletto e poi confermo le mie decisioni, giorno dopo giorno.

Ma se entro in un gruppo in cui mi aspetto di trovare gente che ne fa parte per condividere le mie stesse scelte, allora no, mi dispiace, ma non lo tollero.

Qui non si tratta di fazioni e di guerre ma c’è di mezzo quella Sacra Informazione alla quale, ai tempi del Web 2.0, tutti possiamo accedere per ampliare le nostre conoscenze e scambiare le nostre informazioni.

E allora, che ci siano pure genitori ad alto contatto e genitori a basso contatto, ma che sia gli uni che gli altri siano consapevoli di ciò che sono e di ciò che fanno.

Per il resto, spero che vi sia, per tutti indistintamente, il rispetto reciproco e lo scambio sereno di esperienze affinché la genitorialità non sia una gara a chi sa fare meglio ma un progetto di vita e di amore per se stessi e per i propri figli.

Che i genitori a basso e alto contatto si frequentino, si conoscano, ma per scambiare le proprie esperienze e confrontarsi.
Basta con le fazioni. Basta con le guerre di latte, di letto e di abbracci!

Leggi   “Ascoltami” di Romina Cardia,  il libro sulla genitorialità ad alto contatto e sulla disciplina dolce.

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Romina E. Cardia

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