Babywearing: un flashmob per fare conoscere i benefici e la gioia di “portare” i bambini


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Si chiama “portare” o, con un termine come sempre arrivato dall’America, Babywearing che tradotto significa: “indossare un bambino”. Viene praticato grazie a marsupi e fasce di diversi tipi che si adattano al peso e alle preferenze dei bambini.
È strano che debba essere spiegato e divulgato, in quanto quella che oggi è una pratica scelta da pochi genitori (seppure sempre in continua crescita), in passato è stata la normalità.

Fin da tempi remoti, infatti, portare addosso i propri figli era l’unica possibilità per spostarsi e per potere lavorare insieme a loro, come testimoniano anche numerosi affreschi e dipinti, documenti spesso importantissimi per fornirci informazioni anche di rilievo sulla cultura, sugli usi e i costumi delle società in epoche diverse. In Italia, ad esempio, abbiamo tra gli altri il bellissimo affresco di Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova, in cui l’artista ha rappresentato una Fuga in Egitto scegliendo di posizionare il Bambino Gesù “addosso” ovvero “portato in fascia” dalla Madre, così come era uso ai suoi tempi (in pieno Medioevo) e così come si pensava si fosse e si sarebbe sempre fatto.

E invece, il naturale istinto di protezione corporea materna è scemato nei secoli, fino ad arrivare alla formazione di una cultura a basso contatto (nascita medicalizzata, allattamento artificiale o misto con prevalenza di latte in formula, sistemazione del bambino in camera separata da quella dei genitori) che ha trovato la sua giustificazione in una emancipazione femminile dove la donna si è lasciata convincere del fatto che, per ottenerla, avrebbe dovuto rinunciare anche allo stretto contatto con i propri figli.

L’alto contatto (parto in casa, allattamento a richiesta, contatto corporeo con il bambino, dormire insieme o, sempre con un termine americano più cool: cosleeping) però, ha continuato a sopravvivere nelle popolazioni più primitive tanto che oggi esso è praticato nei 2/3 del mondo.

Grazie ai numerosi mezzi di informazione a nostra disposizione, oggi abbiamo più possibilità di comprendere che, probabilmente, ciò a cui abbiamo rinunciato non è servito a renderci più libere e che seguire la nostra natura di madri ascoltando i bisogni dei nostri figli è, anzi, la migliore forma di libertà.

I vantaggi del “portare” e dell’alto contatto sono così numerosi che perfino molti papà li accolgono con convinzione.
Visto il sempre maggiore interesse ma la scarsa capacità nell’utilizzo delle varie fasce e marsupi è stata anche fondata, nel 2007, una Scuola del portare per formare consulenti affinché siano da aiuto e sostegno ai genitori che vogliono portare in fascia i propri bambini ma non sanno come farlo, oppure si scoraggiano al primo tentativo fallito a causa di un supporto sbagliato o per numerose altre cause, compreso lo scoraggiamento causato dai numerosi consigli elargiti da chi ritiene che il portare sia un limite alla libertà dei genitori nonché un male per un bambino che non può che crescere mammone e non autonomo (!). Peccato che tutti gli studi sull’alto contatto assericano l’esatto contrario ovvero che più si risponde ai naurali bisogni di protezione e accudimento del bambino, più egli acquisterà fiducia in se stesso e nel mondo, sviluppando autonomia e indipendenza.

Nonostante aumentino sempre di più i genitori che scelgono un tipo di maternage ad alto contatto e quindi il babywearing, essi devono spesso creare gruppi di interesse (ad esempio su FaceBook) in cui scambiarsi esperienze e consigli.

Ma, come dicevo, viviamo in un’epoca in cui, nonostante mille problematiche, abbiamo tutti una grande possibilità: i mezzi di informazione e comunicazione. E allora, perché non sfruttarli per comunicare agli altri chi siamo, cosa pensiamo e perché abbiamo fatto una determinata scelta?

Ci hanno pensato bene i genitori “portatatori” che hanno organizzato un flashmob nazionale. Per chi ancora non lo sapesse, un flashmob è un assembramento improvviso di un gruppo di persone in uno spazio pubblico, che si dissolve nel giro di poco tempo, con la finalità comune di mettere in pratica un’azione insolita. Il raduno viene generalmente organizzato via internet (posta elettronica, reti sociali) o telefonia cellulare. Le regole dell’azione di norma vengono illustrate ai partecipanti pochi minuti prima che questa abbia luogo, ma se necessario possono essere diffuse con un anticipo tale da consentire ai partecipanti di prepararsi adeguatamente.

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Ed è ciò che è successo grazie alla creazione, su FaceBook, di un gruppo pubblico chiamato Flashmob del portare 2015 creato da Sindy Guida (Milano) su proposta e idea di Michela Schettino (pv di Vercelli) che, affascinata da queste azioni di gruppo ne immaginava una realizzata da mamme portatici già da diverso tempo. Michela, insieme a Sindy e a Barbara Bianca Rossato (Milano) hanno così coordinato l’evento, promuovendolo e comunicando con mamme di altre città propense a partecipare.

Si sono quindi creati dei gruppi di mamme che, coordinandosi tra di loro, hanno dato vita a un progetto in cui hanno immaginato di danzare per strada insieme ai loro bambini “portati addosso”.

Prima di tutto, però, dovevano scegliere la musica sulla quale danzare. In loro aiuto è arrivato un papà portatore, marito di una della mamme del gruppo, musicista e cantante del gruppo musicale The Northern Star: Paolo Pianezzola, che per loro ha creato il brano dal titolo “Wrap up your life” (“Avvolgi la tua vita”).

“Ho pensato a una canzone che facesse ballare, che si potesse ricordare e canticchiare, con un testo che descrivesse cosa significa portare” ha voluto sottolineare Paolo Pianezzola. “Le parole sono ovvie, a ben pensare, così come ovvio dovrebbe essere farsi inebriare dalle splendide sensazioni che dà l’avere la propria creatura così vicina!”

Su questa base musicale accolta con entusiasmo, si sono creati dei gruppi per le coreografie, coordinati da Elena Zo (Asti), Arianna Basile (Milano), Angela Tuon (Pero di Breda di Piave – Treviso), Giorgia Foligno (Genova), Isabel Nunez (Reggio Emilia), Ilenia Casano (Palermo).

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Insieme, hanno realizzato la coreografia che è stata poi eseguita il 14 giugno 2015 a Milano, Torino, Foggia e Palermo.
La coreografia è semplice e intuitiva, pensata per le mamme e per tutti coloro che indossano i propri bambini.

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Il risultato? Una danza dolce ma inebriante, così come Paolo Pianezzola ha definito la sensazione che si ha nel portare addosso, nell’indossare i propri bambini. Tre minuti di note, parole e mosse indossando i propri piccoli per dare la possibilità ai presenti di connettersi con la parte più istintiva e naturale di se stessi, per riappropriarsi di ciò che è stato loro semplicemente tolto da chi ha deciso che un passeggino fosse la soluzione migliore per i bambini e per i loro genitori.

Il “portare”, insomma, non è una moda nè una roba da invasati fanatici: è la natura che si ribella perché tutto possa tornare alla sua origine, senza che vi si creino fratture.

Il flashmob è partito e non si fermerà qui. Iscrivetevi al gruppo su FaceBook per informazioni su nuovi eventi e per contattare le coordinatrici.

Buon “portare” a tutti! 😉

Leggi: Benefici del portare o bebywearing

Leggi   “Ascoltami” di Romina Cardia,  il libro sulla genitorialità ad alto contatto e sulla disciplina dolce.

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