“Figlio mio, ecco perché ho scelto l’alto contatto…” (Lettera a mio figlio #3)


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Per tutte le volte in cui ti sentirai felice senza un perché, ti dedico i miei giorni.

Per tutte le volte in cui la vita ti tradirà ma non ti sentirai mai del tutto tradito.

Per tutte le volte in cui attorno ci sarà silenzio ma dentro te sentirai ancora un canto.

Per tutte le volte in cui piangerai ma ti sentirai abbracciare forte l’anima.

Per tutte le volte in cui dormirai e sentirai accanto un calore antico e una carezza primordiale.

Per tutte le volte in cui perderai la pazienza ma conoscerai il modo per superare la rabbia.

Per tutte le volte in cui cadrai ma ti sentirai sorretto e troverai la forza di rialzarti.

Per tutte le volte in cui ti sentirai libero di scegliere e non temerai il giudizio altrui.

Per tutte le volte in cui oserai, senza avere paura di farlo.

Per tutte le volte in cui avrai davanti una situazione difficile ed affrontarla non ti farà paura.

Per tutte le volte in cui non temerai la lontananza, perché saprai che non è un abbandono, e ti sentirai libero e sicuro di seguire i tuoi sogni e il tuo cammino.

Per tutte le volte in cui non cercherai la mia mano perché non ti servirà cercarla.

Per tutte le volte in cui non avrai paura ad amare, non indugerai a chiedere perdono, sarai generoso nel donare e puntuale nel ringraziare.

Per tutte le volte in cui sorriderai e canterai le tue canzoni, sentendo la gioia scorrere nelle tue vene e riuscendo a berti tutta questa vita che ti ho donato.

Per tutte le volte in cui guarderai la tua donna e la rispetterai. Le volte in cui lei ti guarderà e si sentirà compresa nella sua essenza di donna e di madre.

Per quelle volte in cui abbraccerai tuo figlio e dedicherai la quantità e la qualità del tempo che è stato a te dedicato, perché il ricordo di quell’amore e di quel benessere è ormai impresso nella tua anima.

Per tutte le volte in cui vorrai levarti la giacca e la cravatta per passeggiare sulle foglie secche ascoltandone il rumore che fanno al passaggio. Per quelle volte in cui, facendolo, vorrai ritrovare quel bambino e, forse, anche un po’ di me.

Per tutte queste volte e per tante altre ancora, ti dedico questi giorni pieni di stanchezza e di gioia, di sonno e di baci, di sacrificio e di totale dedizione.

Questi giorni brevi e infiniti allo stesso tempo, in cui torno bambina per cercare di crescere, rinascendo ogni mattina per regalare un nuovo giorno al tuo domani.

N.B. L’immagine è di proprietà dell’autrice e ne è vietata la riproduzione se non a scopi di divulgazione del presente articolo.

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15 pensieri su ““Figlio mio, ecco perché ho scelto l’alto contatto…” (Lettera a mio figlio #3)

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  2. “Ho vissuto questo tuo tempo: mi sembra, leggendolo, simile a com’era il mio. E ancora dopo tanti anni lo ritrovo vero, forte, giusto. Non avrei potuto viverlo diversamente. Però. C’è sempre un però: adesso so che non bisogna avere aspettative. Perché anche le migliori, le più belle, le più innocenti, segnano la carne nostra e degli altri”. Sono le parole che una mia amica mi scrisse e che leggendoti e rispecchiandomi sento di dovere condividere con te. Con affetto

      • Ogni madre dà o spera di dare il meglio per i propri figli sperando di fargli bene. Anche le nostre suocere e madri che seguivano alla lettera quello che raccomandava loro il pediatra e si usavano violenza per dare ai propri figli delle” sane abitudini” sin da piccoli lo facevano per amore e per dare loro il meglio. Ora la scienza ci dice che l’alto contatto fa bene, ma proprio questa consapevolezza mi fa provare ancora più compassione per chi se ne è privato per la speranza di crescere meglio i propri figli di quanto il loro istinto non suggerisse loro…

      • La scienza, purtroppo, ha anche detto che le violenze e le privazioni fortificavano il carattere dei bambini. In Germania, prima ancora dell’avvento del nazismo, un medico ortpedico, il Dr Daniel Gottlieb Moritz Schreber, studioso di pedagogia, scriveva libri su metodi educativi basati sulla violenza, la sottomissione, la disciplina e l’ obbedienza dei bambini, assicurandone l’unico metodo corretto che avrebbe portato a una società migliore. Ecco: quel metodo ha portato semplicemente al nazismo.
        Non so se sia solo una questione d’istinto. L’istinto è innato. Noi, oggi, grazie a quello scegliamo l’alto contatto. Ma, essendo innato, appunto, avrebbeto potuto seguirlo anche le nostre nonne e le nostre mamme.
        Suppingo, qujndi, ci fossero altri fattori a frenare l’istinto di una madre, come ad esempio la sua sottomissione alla figura maschile, molto più portata ad un’educazione rigida, ma anche la scarsa alfabetizzazione e gli scarsi mezzi di informazione…
        Certo, per noi donne e madri moderne, scegliere è molto più semllice…

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